Co-living e student housing: la guida alle differenze per studenti e giovani lavoratori

Cos’è lo student housing in Italia e a chi si rivolge

In Italia, l’alloggio per studenti è diventato un tema cruciale per università, famiglie, operatori del settore immobiliare e investitori. La domanda di posti letto è in aumento, mentre la disponibilità rimane limitata, specialmente nelle città universitarie più ricercate. A descrivere questa situazione è l’Osservatorio Student Housing di Assolombarda, che stima un tasso di copertura nazionale intorno al 5%, uno dei più bassi in Europa, a fronte di nazioni come la Francia (16%), la Germania (13%) e il Regno Unito (oltre 30%).

Tasso di copertura dello student housing in Europa

Il settore include sia residenze pubbliche che strutture gestite da professionisti. Secondo l’Osservatorio, circa il 70% dei posti letto è di natura pubblica, mentre il restante 30% è gestito da operatori privati, spesso nell’ambito delle strutture “Purpose-Built Student Accommodation” (PBSA). La stessa ricerca evidenzia che un sondaggio ha raccolto dati da circa 19.500 posti letto in 80 strutture distribuite in 20 città universitarie.

In questo contesto, il mercato offre diverse tipologie abitative: dagli appartamenti condivisi ai campus strutturati, fino a modelli di convivenza organizzata. Nel panorama italiano spicca La Ringhiera, realtà presente in otto città universitarie – Milano, Ancona, Brescia, Firenze, Monza, Parma, Roma e Venezia – con soluzioni abitative pensate per studenti e, in alcuni casi, per chi cerca alloggi per giovani lavoratori in zone ben servite e con una gestione semplificata.

Le caratteristiche principali delle residenze universitarie

Scendendo nel dettaglio, il modello della residenza universitaria si distingue per un approccio “servitizzato”: non offre solo un posto letto, ma un insieme di spazi e servizi pensati per supportare lo studio e la vita quotidiana. L’Osservatorio Student Housing rileva che l’85% dell’offerta professionale è concentrata in strutture appositamente concepite, come campus o studentati con servizi condivisi, mentre il restante 15% riguarda soluzioni abitative più tradizionali, come appartamenti o residence dedicati in via esclusiva o prevalente agli studenti, spesso riconducibili a forme di co-housing.

Anche l’edilizia residenziale per studenti segue logiche più strutturate. Per quanto riguarda le residenze realizzate negli ultimi anni, si evidenziano interventi di costruzione o ristrutturazione di edifici completi (“cielo-terra”), con spazi progettati specificamente per rispondere alle esigenze degli studenti.

Città Posti letto in pipeline (al 2029) Copertura attuale stimata Copertura prevista post-pipeline
Milano ~12.000 ~7% ~12%
Roma ~2.800 ~4% N/A
Bologna ~3.900 ~4-5% N/A
Padova ~3.900 ~4-5% N/A
Sviluppo dello student housing nelle principali città universitarie italiane.[Idealista]

I vantaggi dello studentato diffuso per i fuori sede

Oltre ai campus, in Italia si è consolidato un modello più “a rete”, spesso definito studentato diffuso: appartamenti distribuiti in diversi quartieri, gestiti in modo uniforme, che permettono di intercettare la domanda in aree ben connesse e di semplificare la vita per chi arriva da fuori. Questo approccio è particolarmente utile per gli studenti fuori sede che necessitano di tempi rapidi di ingresso, un budget prevedibile e una gestione affidabile.

Nell’offerta de La Ringhiera, il concetto di studentato diffuso si concretizza in abitazioni selezionate sul mercato e in una gestione all inclusive, che riunisce in un unico ambito operativo aspetti che, nell’affitto tradizionale, ricadrebbero sull’inquilino. Non si tratta solo di trovare casa, ma di poter contare su un processo ben definito: dalla scelta dell’alloggio alla stesura e registrazione dei contratti, fino alla gestione delle utenze e degli interventi di manutenzione.

Una particolare espressione di questo approccio è rappresentata dagli alloggi Domus Discipuli, specificamente orientati alla vita comunitaria e associativa. In questo caso la gestione integra anche elementi di matching e trasparenza nelle regole: non è possibile scegliere l’appartamento specifico o i coinquilini, ma è possibile esprimere una preferenza non vincolante. La richiesta viene presa in carico entro pochi giorni e prevede un colloquio di presentazione del modello comunitario.

Student housing co-living

Il modello co-living per giovani lavoratori e studenti

Spostandosi dalla sfera strettamente universitaria a quella del vivere urbano, il co-living risponde spesso a una domanda più versatile, influenzata dalla mobilità lavorativa, dai trasferimenti temporanei e dalla ricerca di interazioni sociali in contesti cittadini. È un modello che può attrarre anche studenti, ma che si rivolge con maggiore forza a chi cerca affitti per giovani lavoratori e, più in generale, alloggi per giovani lavoratori con un approccio all inclusive.

Nel dibattito del settore, la distinzione tra student housing e co-living si basa su tre fattori: il grado di specializzazione (esclusivamente studenti o misto), la durata tipica del soggiorno e la natura dei servizi, che possono variare dall’essenziale al “premium”. È anche in questa evoluzione che alcuni gestori di alloggi hanno esteso il loro target di utenza, offrendo soluzioni abitative temporanee per chi si sposta per studio o lavoro e ha poco tempo per gestire ricerca, pratiche contrattuali e manutenzione.

L’impatto psicologico della crisi abitativa: la difficoltà nel trovare un alloggio accessibile si è trasformata in una fonte di forte stress psicologico. Un’indagine del 2025 ha rivelato che il 72,6% dei residenti in Italia vive uno stato di ansia costante legato alle spese per la casa. Questo malessere si traduce in precarietà, notti insonni e la necessità di fare sacrifici che erodono la qualità della vita. Nelle grandi città la situazione è aggravata dalla crescente concorrenza degli affitti brevi per turisti, che riducono l’offerta di locazioni a lungo termine e aumentano i prezzi.[nss magazine]

Spazi condivisi e community per un’esperienza abitativa moderna

Nel co-living, la progettazione si concentra spesso su spazi comuni più ampi rispetto all’abitazione tradizionale, bilanciando privacy e condivisione. Le formule all inclusive mirano a rendere l’ingresso immediato: stanza già pronta, servizi attivi e un insieme di regole orientate alla convivenza, riducendo così i tempi e le incertezze tipiche della ricerca sul mercato libero.

Rispetto alla residenza universitaria, l’elemento distintivo è la community come parte esplicita dell’esperienza. Anche nell’offerta rivolta agli studenti, la dimensione comunitaria può essere formalizzata.

Dal punto di vista immobiliare, l’attenzione alla qualità degli spazi può combinarsi con scelte di sviluppo e gestione più efficienti. La costruzione di nuovi edifici o la riqualificazione di strutture esistenti, con layout pensati per studenti e residenti temporanei, mira a ottimizzare la gestione nel tempo e a rendere più prevedibili i costi operativi, in particolare quando le utenze sono incluse e amministrate centralmente.

Come le soluzioni abitative condivise trasformano l’affitto

Con questa evoluzione, il passaggio dall’affitto “tradizionale” alle soluzioni abitative condivise sta modificando aspettative e processi. Da un lato, lo student housing tende a organizzare l’offerta attorno al calendario accademico e a una gestione standardizzata; dall’altro, il co-living accoglie permanenze più dinamiche e una gamma di servizi pensati per chi si sposta per lavoro, spesso con esigenze di rapidità, flessibilità e interazione sociale.

Per chiarire la differenza, nel mercato italiano si possono osservare due modelli operativi: strutture appositamente adibite (campus/studentati) e soluzioni “tradizionali” dedicate agli studenti, come appartamenti in esclusiva o prevalenza. La stessa distinzione è richiamata da già citato Osservatorio Student Housing, che indica un’offerta prevalentemente in strutture attrezzate (85%) e in misura minore in appartamenti o residence (15%).

In pratica, la trasformazione si traduce in aspetti concreti: chi accede a una soluzione gestita professionalmente trova solitamente il Wi‑Fi già attivo, le utenze amministrate e un referente per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Nelle formule “chiavi in mano” disponibili sul mercato, questi elementi sono raggruppati in un unico contratto e in procedure di check‑in/check‑out definite, riducendo il numero di passaggi che, in un affitto privato, richiederebbero tempo e competenze specifiche.

Turismo e affitti brevi: una pressione crescente

La crisi abitativa in città come Bologna, Roma e Milano è esacerbata dal fenomeno dell’overtourism e dalla diffusione degli affitti brevi. Nella capitale, tra il 2019 e il 2024, le opportunità di locazione a lungo termine sono diminuite drasticamente, dell’80%. Contemporaneamente, a marzo 2025, le inserzioni su piattaforme come Airbnb hanno superato i 25.000 annunci.[Il Fatto Quotidiano] Questa dinamica sottrae alloggi al mercato residenziale tradizionale, creando una competizione insostenibile per studenti e giovani lavoratori.

Per orientarsi tra le opzioni, può essere utile partire da due domande operative, valide sia per studenti sia per chi valuta affitti dedicati ai giovani lavoratori:

  • Qual è il perimetro dei servizi inclusi nel canone (utenze, Wi-Fi, manutenzione)?
  • Quali sono le regole di convivenza e i passaggi di ingresso (colloquio, preferenze non vincolanti, procedure di prenotazione)?

Quando la città è quella dove si concentra la quota più ampia di posti letto gestiti professionalmente — l’Osservatorio segnala che Milano raccoglie quasi un terzo dello stock, seguita da Torino (14%), Bologna (12%) e Roma (12%) — la capacità di scegliere rapidamente e con informazioni complete diventa parte integrante dell’esperienza abitativa. In questo contesto, la pipeline di sviluppo rimane un indicatore cruciale: entro il 2027 sono previsti circa 20.000 nuovi posti letto a livello nazionale, di cui oltre un terzo a Milano, con l’obiettivo di raddoppiare la copertura cittadina dal 6,9% a circa il 13%. Tra gli interventi citati figura lo sviluppo allo Scalo Romana, dove il Villaggio Olimpico è destinato a diventare dal prossimo anno accademico uno studentato da 1.700 posti letto.

Student housing co-living
Come gestire studentati in partnership con le università
Manutenzione degli immobili per studenti: strategie per ridurre i costi